Nuovi propositi. Essere indecisi non è una colpa.

Ludovica incomincia il nuovo anno condividendo il suo punto di vista su una domanda che viene posta puntualmente a tutti gli adolescenti (e non) almeno una volta nella vita: Cosa vuoi fare da grande?

Words by Ludovica Gagliardi | Sound Design by David Fumolo | Illustration by Kristal Trotter


Sound Design by David Fumolo

La paura di decidere qualcosa e l’indecisione quando ti costringono a scegliere

Oggi durante una lezione all’accademia della Big City in cui sono iscritta mi è stato chiesto di fare una lettera di presentazione che avrebbe dovuto convincere una potenziale azienda ad assumermi per un qualsiasi ruolo a mia scelta.
Il bello dell’esercizio stava nel fatto che la mia candidatura l’avrei decisa io e avrei dovuto tentare di convincere il datore di lavoro dei miei sogni (o azienda) a prendermi a lavorare per lui.
Che esercizio divertente e stimolante! Ho ascoltato le letture dei miei compagni di corso, chi scriveva per un possibile stage, chi puntava in alto presentandosi come futuro Art Director di non so cosa, chi aveva il posto dove voleva lavorare ma non il ruolo e viceversa.
Intanto io volevo prendere la pennina kawaii che avevo davanti (sono appassionata di cianfrusaglie asiatiche) e ficcarmela nella giugulare.
Morire tra gorgoglii e zampilli di sangue mi avrebbe risparmiata dall’annunciare pubblicamente che io, 26 anni (e come tengono a ricordarmi sempre, vecchia) non so ancora cosa voglio fare nella mia vita.
Non ho un “dream job”, sto spendendo i soldi di mammà, ho passioni che nella realtà non sono applicabili IN UN VERO LAVORO (di sudore e fatica) e mentre i miei compagni di corso vogliono lavorare per Saatchi&Saatchi e diventare CEO della Samsung, nella lista dei miei propositi per quest’anno c’era l’imparare a cucinare l’orata al forno.
La voglia di conficcare quella pennina è poi cresciuta, quando l’uomo che aveva ideato questo simpaticissimo esercizio ha giustamente detto che tutti dobbiamo avere degli obbiettivi e dobbiamo prefigurarci questa benedetta meta davanti, così da iniziare a creare dei mezzi per raggiungerla (fa coaching di professione…se siete persone indecise come me diffidate da questi oscuri individui, potrebbero crearvi ulteriori crisi interiori).
Probabilmente questa persona ha raggiunto il suo obiettivo: mi ha fatto pensare a questa cosa per i seguenti mesi ma più che farmi arrivare a una e vera propria conclusione sono sopraggiunte ancora più domande, non tanto su di me, ma sulla situazione che io e forse voi, piccole stelline ibride, state provando.

L’essere in movimento non è abbastanza? nel momento che viene fatto qualcosa, non va bene? Gli obiettivi che ci poniamo, possono essere a breve termine per essere presi sul serio?

Quello che penso e che mi dà un po’ di conforto, è che non tutti siamo nati come Valentino Rossi che (fortunato lui) a tre anni sapeva già che avrebbe guidato le moto nella sua vita. Penso che provare più cose, dalle più semplici a quelle che ci fanno dire “oddio no te prego” possa essere una buona via per definire quello che si vuole fare, soprattutto perchè provando si può iniziare finalmente una lista da spuntare di “COSE CHE NON VOGLIO FARE DA GRANDE”.

Sappiamo davvero tutti cosa vogliamo fare? E se dopo anni di lavoro per qualcosa che si aveva chiaro fin da subito ci si accorgesse che non era veramente quello che si voleva?
Nessuno vuole accorgersi a 50 anni che quello che ha fatto nella vita non era quello a cui veramente teneva.
Quello che posso dire a voi e a me stessa (e questo non per giustificarci ma per dissociarci da una massa assolutista che decide il giusto e lo sbagliato di tutti) è che ognuno di noi abbia un percorso che deve decidere da sé, prendendo strade sbagliate e giuste, non importa se siamo confusi e non sappiamo cosa fare, l’importante è provare e buttarsi sulle occasioni che ci vengono offerte senza remore perché tanto se deve andare in merda ci va lo stesso.

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